La basilica di Sant'Antonio da Padova
ad Istanbul, famosa anche perchè vi fu vicinissimo il futuro
papa Giovanni XXIII quando era nunzio nella metropoli turca, è
sotto il tiro degli speculatori immobiliari e la vicenda è
arrivata al centro di un processo che ha avuto ieri un'udienza
culmine. Adagiata sul prestigioso viale Istiklal a Beyoglu, la
chiesa è stata costruita dalla comunità italiana di Istanbul tra
il 1906 e il 1912 sul sito di una precedente chiesa demolita
originariamente sorta nel 1725.
Ieri, come riportato anche da un quotidiano locale, il Daily
Sabah, la battaglia legale per il possesso della chiesa, che ha
anche uffici e appartamenti di pertinenza, ha visto svolgersi
una udienza clou. Un tribunale della città ha respinto la
richiesta degli eredi italiani legati a famiglie sabaude di
bloccare l'ingiunzione provvisoria ottenuta dalla corte.
Il Vaticano, nel frattempo, ha cercato di partecipare al
processo come querelante attraverso la sua ambasciata ad Ankara.
"Non si può misurare il valore di una chiesa cattolica secolare
con le leggi comunali. Questo è un insulto alla comunità
cattolica e al Vaticano", ha detto l'avvocato della basilica
Afàin Hatipolu, secondo quanto riportato.
Al centro del processo c'è anche un altro legale, un avvocato
turco accusato di frode. Sebahattin, un agente immobiliare con
sede a Istanbul, ha contattato gli eredi della famiglia reale
italiana in Italia, negli Stati Uniti e in Francia i cui nomi
sono stati registrati come proprietari di proprietà
ecclesiastiche. Secondo la versione della comunità cattolica
locale, interpellata dall'ANSA attraverso i francescani, riuscì
a convincerli a vendere la chiesa, due condomini di sei piani e
quattro edifici utilizzati come uffici che erano registrati come
proprietà della chiesa. La basilica si è opposta con una causa
nel 2016 per chiarire lo status stesso della chiesa e bloccare
la vendita. Gli avvocati di Sant'Antonio di Padova sostengono
che era una pratica legale nel 1937 - quando la chiesa era
registrata come proprietà -, registrare appunto la proprietà
della chiesa ai membri della famiglia reale italiana.
Ma gli eredi della famiglia reale ritirarono i loro diritti
già nel 1971, mentre gli eredi attuali hanno portato la
questione all'ufficio di registrazione fondiaria di Beyoglu nel
2016, cercando di vendere la proprietà. Insomma, un bel
guazzabuglio considerando anche la situazione non facile, in
generale, per la comunità cattolica nel Paese della Mezzaluna.
Parlando con i giornalisti dopo l'udienza di venerdì,
Hatipolu ha detto che la corte ha deciso a favore della chiesa,
anche se il processo legale continuerà. "Questo era quello che
ci aspettavamo. Ora abbiamo la garanzia legale", ha dichiarato.
La basilica offre messe in italiano, polacco, inglese e turco
e tra i cattolici locali è molto conosciuta come la chiesa dove
il nunzio Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, ha
predicato per un decennio durante il suo mandato come
ambasciatore del Vaticano in Turchia prima di essere eletto
pontefice nel 1958.
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