Lo spettro dei dazi americani sui
prodotti italiani, soprattutto nel settore agroalimentare, sta
provocando una serie di reazioni a catena. Svimez ha calcolato
che ad essere penalizzati potrebbe essere una fetta consistente
dell'export agroalimentare. In particolare uno dei prodotti
simbolo del Made in Italy: il vino.
"Gli effetti dei dazi sono già presenti almeno da un mese.
Gli ordini e i ritiri nell'ultimo periodo si sono rallentati e
negli ultimi giorni bloccati, e questo è stato congiuntamente
deciso tra produttori ed importatori, in attesa delle evoluzioni
e delle decisioni effettive adottate o in via di adozione
dell'amministrazione Trump". Rosario Di Maria, presidente di
Cantine Ermes, a proposito dei dazi Usa traccia un bilancio che
assomiglia a un bollettino di guerra. Ermes ad oggi è la cantina
sociale più grande d'Italia e una delle maggiori in Europa. Una
cooperativa che dalle sedi originarie di Santa Ninfa e
Gibellina, in provincia di Trapani, in circa 25 anni si è
espansa anche in Veneto, in Puglia e, con la vendemmia 2022,
anche in Abruzzo, dove la collaborazione con la cooperativa
Valle di Sangro di Atessa ha portato alla produzione congiunta
del Montepulciano d'Abruzzo. Il giro d'affari si attesta sui 130
milioni di euro, il che la rende la sesta azienda vinicola
d'Italia e la prima del Mezzogiorno, in termini di fatturato. Ma
partendo dalla Sicilia Ermes ha conquistato anche alcuni dei
mercati esteri più ricchi, a cominciare da quello Usa.
"Lo scenario è di difficile lettura e a preoccuparci, oltre
all'incertezza che queste decisioni possono provocare sul
mercato americano, sono gli effetti che in generale queste
tensioni creano a livello globale. Noi abbiamo diversificato le
nostre esportazioni e un dazio non superiore al 20% la filiera
potrebbe riuscire ad assorbirlo - continua Di Maria - Specifico
ancora meglio: saranno tutti coinvolti, oltre ai produttori e
agli importatori, ci sono trasporti e servizi, tutti dovranno
fare la propria parte, riducendo di qualche punto percentuale i
propri margini per assorbire l'effetto dei dazi sul mercato
americano". "In media - aggiunge il presidente di Cantine
Hermes - un importatore americano gestisce un ricarico dal 30 al
40% sui vini importati, 15% coprono i suoi costi, il resto è il
suo guadagno. I dazi sono, a medio e lungo termine - conclude
Di Maria - nocivi principalmente per la filiera in America, con
ripercussioni che coinvolgono distributori, ristorazione e,
ovviamente, consumatori".
Adesso bisognerà vedere cosa ne penserà il presidente
Trump, magari davanti a un buon bicchiere di vino italiano.
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