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Lo spettro dei dazi Usa mette paura al vino italiano

Lo spettro dei dazi Usa mette paura al vino italiano

Parla il presidente della cantina sociale Ermes, ordini bloccati

PALERMO, 02 aprile 2025, 19:10

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lo spettro dei dazi americani sui prodotti italiani, soprattutto nel settore agroalimentare, sta provocando una serie di reazioni a catena. Svimez ha calcolato che ad essere penalizzati potrebbe essere una fetta consistente dell'export agroalimentare. In particolare uno dei prodotti simbolo del Made in Italy: il vino.
    "Gli effetti dei dazi sono già presenti almeno da un mese.
    Gli ordini e i ritiri nell'ultimo periodo si sono rallentati e negli ultimi giorni bloccati, e questo è stato congiuntamente deciso tra produttori ed importatori, in attesa delle evoluzioni e delle decisioni effettive adottate o in via di adozione dell'amministrazione Trump". Rosario Di Maria, presidente di Cantine Ermes, a proposito dei dazi Usa traccia un bilancio che assomiglia a un bollettino di guerra. Ermes ad oggi è la cantina sociale più grande d'Italia e una delle maggiori in Europa. Una cooperativa che dalle sedi originarie di Santa Ninfa e Gibellina, in provincia di Trapani, in circa 25 anni si è espansa anche in Veneto, in Puglia e, con la vendemmia 2022, anche in Abruzzo, dove la collaborazione con la cooperativa Valle di Sangro di Atessa ha portato alla produzione congiunta del Montepulciano d'Abruzzo. Il giro d'affari si attesta sui 130 milioni di euro, il che la rende la sesta azienda vinicola d'Italia e la prima del Mezzogiorno, in termini di fatturato. Ma partendo dalla Sicilia Ermes ha conquistato anche alcuni dei mercati esteri più ricchi, a cominciare da quello Usa.
    "Lo scenario è di difficile lettura e a preoccuparci, oltre all'incertezza che queste decisioni possono provocare sul mercato americano, sono gli effetti che in generale queste tensioni creano a livello globale. Noi abbiamo diversificato le nostre esportazioni e un dazio non superiore al 20% la filiera potrebbe riuscire ad assorbirlo - continua Di Maria - Specifico ancora meglio: saranno tutti coinvolti, oltre ai produttori e agli importatori, ci sono trasporti e servizi, tutti dovranno fare la propria parte, riducendo di qualche punto percentuale i propri margini per assorbire l'effetto dei dazi sul mercato americano". "In media - aggiunge il presidente di Cantine Hermes - un importatore americano gestisce un ricarico dal 30 al 40% sui vini importati, 15% coprono i suoi costi, il resto è il suo guadagno. I dazi sono, a medio e lungo termine - conclude Di Maria - nocivi principalmente per la filiera in America, con ripercussioni che coinvolgono distributori, ristorazione e, ovviamente, consumatori".
    Adesso bisognerà vedere cosa ne penserà il presidente Trump, magari davanti a un buon bicchiere di vino italiano.
   
   

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