Ha bisogno di cure specifiche
Riccardo Chiarioni, che a 17 anni uccise con 108 coltellate il
padre, la madre e il fratello di 12 anni nella loro villetta a
Paderno Dugnano, nel Milanese, nella notte tra il 31 agosto e il
primo settembre scorso. E' emerso oggi, da quanto si è appreso,
dall'udienza davanti alla gip per i minorenni di Milano Laura
Margherita Pietrasanta, nella quale è stata discussa la perizia
di Franco Martelli, specialista in psichiatria e in criminologia
clinica.
Una perizia, come si era saputo già il 20 marzo dopo il
deposito, che ha stabilito che il ragazzo (ora ha 18 anni e
mezzo) era parzialmente incapace di intendere e di volere quando
sterminò la famiglia, dopo che a casa quella sera c'era stata la
festa per il compleanno del papà. Esiti confermati da Martelli
anche oggi nella discussione, a porte chiuse, davanti alla
giudice e pure ai consulenti dei pm Sabrina Ditaranto ed Elisa
Salatino e della difesa, col legale Amedeo Rizza.
Il 17enne, stando a quanto riportato nell'accertamento
psichiatrico, viveva tra realtà e "fantasia", voleva rifugiarsi
in un mondo fantastico, che lui chiamava della "immortalità", e
per raggiungerlo nella sua mente era convinto di doversi
liberare di tutti gli affetti.
Per il consulente della difesa, lo psichiatra Marco Mollica,
il ragazzo, però, era totalmente incapace di intendere e volere.
Anche l'esperto nominato dal difensore ha parlato in aula, come
il perito, dell'esigenza di cure. Di una situazione grave di
sofferenza e disagio e di problematiche reali da affrontare
hanno parlato anche i consulenti della Procura per i minorenni,
i quali, tuttavia, non hanno riconosciuto alcun vizio di mente
tale da influire sulla capacità del giovane al momenti dei
fatti.
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