"L'uomo che appare sulla copertina di
questo numero è Jianwei Xun, un filosofo cinese che non esiste,
anche se il libro Ipnocrazia, che porta la sua firma, è riuscito
ad animare un acceso dibattito ottenendo recensioni e interviste
su autorevoli testate nazionali e straniere". Lo scrive il
direttore de L'Espresso, Emilio Carelli, in un editoriale sul
nuovo numero del settimanale, nel quale si dà conto del fatto
che "a scoprire che Xun non esiste è stata Sabina Minardi,
caporedattrice de L'Espresso, che incuriosita dalla figura di
questo nuovo autore, ha tentato in tutti i modi di mettersi in
contatto con lui, scoprendo che, nonostante la biografia su
Wikipedia e le numerose citazioni di studi fatti in passato, il
sedicente filosofo di Honk Kong è stato inventato da un editore
italiano. Insomma, un'operazione a tavolino perfettamente
riuscita con la preziosa complicità dell'Intelligenza
artificiale".
"Ipnocrazia - spiega Carelli - si presenta come un'opera
ambiziosa che cerca di esplorare i confini tra realtà,
percezione e controllo sociale sia nel presente che in un futuro
non troppo lontano e che ci invita a riflettere su come le
tecnologie emergenti riescano a influenzare le dinamiche di
potere e la libertà individuale. Insomma, una sorta di forma
perfetta di capitalismo nell'era digitale dove 'non serve più
possedere le fabbriche se si possono possedere le menti'.
Praticamente un regime che manipola la percezione, trasformando
radicalmente il nostro rapporto con la realtà, come bene spiega
Andrea Colamedici, colui che si firma traduttore ma che in
realtà è il co-autore insieme all'Intelligenza artificiale del
libro. Una tesi che nasce dal fatto che 'esistiamo in uno stato
di ipnosi permanente, dove la consapevolezza è attutita, ma mai
del tutto quieta'. Secondo il libro, i sacerdoti celebranti di
questo rito in questo mondo sono Donald Trump ed Elon Musk.
Insieme modulano i desideri, riscrivono le aspettative,
colonizzano l'inconscio".
"A questo punto un interrogativo è d'obbligo e sorge
spontaneo - conclude Carelli -: se le tesi contenute in questo
libro sono giuste, o perlomeno sono state in grado di accendere
un animato dibattito culturale, che ha coinvolto intellettuali e
filosofi, fra cui anche gli studiosi del prestigioso Istituto
HEC Paris che lo ha citato in alcuni suoi papers scientifici,
che importa se a scriverle è stata l'Intelligenza artificiale?
O, come in questo caso, che siano state co-create con l'Ia?
Questo modello potrebbe aprire la strada a un nuovo modo di fare
filosofia? Se così è, l'esperimento riuscito di Ipnocrazia ci
insegna una cosa importante, e cioè che con l'IA possiamo anche
avere un rapporto attivo, e soprattutto possiamo usarla per
imparare a pensare".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA