ALBERTO MELLONI, 'IL GIUBILEO. UNA STORIA' (LATERZA, 154 pp., 15 euro) "Annus centus Romae semper est iubileus, crimina laxantur, cui poenitet ista donantur; hoc declaravit Bonifacius et roboravit": "L'anno cento sempre a Roma è giubileo; i crimini si cassano e a chi si pente si condonano; questo dichiarò Bonifacio e lo sancì". Così recitano tre versetti aggiunti in calce alla bolla con cui papa Bonifacio VIII nel 1300 inaugura la lunga serie degli Anni Santi: un periodo dell'anno in cui si istituzionalizza la pratica antica dell'indulgenza, ossia la remissione delle pene temporali, a beneficio di chi si rechi in pellegrinaggio alle tombe di Pietro e Paolo e visiti le sacre reliquie. L'ironia popolare, col tempo, muterà quel "laxantur" in "taxantur", scherzando sul costume, sempre più diffuso, di vendere a peso d'oro le indulgenze, secondo tariffari ben precisi.
E' uno degli aneddoti raccontati da Alberto Melloni nel suo ultimo saggio per i tipi di Laterza, 'Il giubileo. Una storia'.
Con l'abbondanza di dottrina e la prosa ricca - e complessa - che lo contraddistinguono, lo storico del Cristianesimo ripercorre gli oltre ottocento anni che separano l'alba del quattordicesimo secolo dai nostri giorni, spiegando evoluzione e metamorfosi del concetto cristiano di giubileo. A partire dall'unico inizio possibile, ossia dall'origine ebraica del termine e dal suo significato nel Vecchio Testamento. Il risultato è un libro denso e interessante, che per essere apprezzato al meglio richiede qualche conoscenza preliminare di teologia e storia della Chiesa (sugli stessi argomenti, con intento più divulgativo, l'autore è impegnato anche su Rai Storia, con le sue otto puntate di "Lezioni dal Giubileo").
Evento terreno e insieme celestiale; ordinario oppure straordinario, cioè indetto per celebrare una ricorrenza particolare; vissuto e interpretato alla luce della storia contemporanea - la conquista del Nuovo Mondo, la riforma luterana, la minaccia musulmana, l'età dei Lumi, l'avvento del comunismo... - l'Anno Santo si è spesso rivelato uno strumento formidabile per affermare o riaffermare la centralità del vescovo di Roma nel panorama geopolitico, e non di rado un sistema sicuro per far affluire alla bisogna denaro nelle casse pontificie. La storia del giubileo rispecchia, pur senza esaurirla, quella della Chiesa, ne testimonia i trionfi, i conflitti interni talvolta laceranti, il rapporto fra i pastori e il loro gregge, i nuovi indirizzi, se così si può dire, che vanno sviluppandosi.
Melloni spazia dunque dal primo Anno Santo (ma il termine comparirà solo più tardi) di papa Caetani, a quello spettacolare di Alessandro VI, con l'apertura della porta santa in una basilica di San Pietro ancora in costruzione e la passione dei martiri messa in scena al Colosseo; dal giubileo del rinnovamento di Paolo VI - il primo a raccogliere l'eredità del Vaticano II - fino ad arrivare a papa Francesco, che, a cinquant'anni dalla conclusione di quello stesso concilio, ha spostato il baricentro dell'evento imminente sul grande tema della misericordia. Nella sua bolla d'indizione dell'Anno Santo straordinario, nota Melloni, "si presenta l'indulgenza non come una tecnica, ma come parte del sentimento materno di Dio, 'fatto di tenerezza e di compassione, d'indulgenza e di perdono'": un sentimento che il cristiano è invitato a sperimentare nella confessione e ad imitare a sua volta nei confronti dei fratelli. E' un cambiamento di prospettiva radicale rispetto alla dottrina secolare delle indulgenze, a cui ancora si rifaceva, in un modo o nell'altro, Giovanni Paolo II. Del resto, l'importanza agli occhi del papa argentino di quella parola, misericordia - etimologicamente, "aver a cuore i miseri" - era apparsa chiaramente fin dall'inizio del pontificato: Bergoglio ne parlava già nelle sue prime messe domenicali, nei primi Angelus; e pochi mesi dopo la sua elezione faceva distribuire in piazza San Pietro migliaia di scatolette di una medicina speciale, la Misericordina (dentro c'erano un rosario e un bugiardino che ne raccomandava l'"assunzione" quotidiana). Nel suo giubileo straordinario, papa Francesco interpella la Chiesa tutta e ricorda che la misericordia è la chiave per affrontare i dilemmi del presente, a partire da quelli che hanno interessato il tema della famiglia e la morale coniugale, fulcro di un sinodo appena concluso, ma i cui effetti saranno percepibili ancora a lungo.
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