"Il progetto Maia rappresenta
un'opportunità straordinaria per riscoprire e valorizzare il
patrimonio archeologico alpino, rendendo visibili e accessibili
al pubblico siti di grande rilevanza storica e culturale.
Attraverso la ricerca, la divulgazione e la cooperazione
transfrontaliera, vogliamo creare un ponte tra passato e
presente, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere la
storia della nostra regione e dell'arco alpino". Lo ha detto
l'assessore regionale ai beni culturali, Jean-Pierre Guichardaz,
durante l'evento di lancio del progetto 'Maia, Meraviglie
archeologiche invisibili delle Alpi', finanziato dal programma
di cooperazione transfrontaliera Interreg-VI Italia- Svizzera
2021-2027.
"Non è solo un'iniziativa scientifica - ha aggiunto - ma anche
un'occasione per rafforzare il legame tra comunità e territorio,
riportando alla luce le storie nascoste delle Alpi e offrendo
nuove prospettive di fruizione culturale e turistica".
Oggetto del progetto sono i siti archeologici alpini di età
tardo-repubblicana e augustea. Nel prossimo triennio sono
previste azioni di divulgazione, accessibilità e promozione, con
la realizzazione di un'esposizione itinerante transfrontaliera e
di 13 punti informativi sul territorio. Inoltre l'offerta sarà
arricchita da un fitto calendario di eventi ideati appositamente
nello spirito del progetto.
Per Luciano Caveri, assessore regionale agli affari europei, "il
passato storico comune che la Valle d'Aosta condivide con le
regioni alpine confinanti è uno degli elementi fondanti
dell'identità culturale valdostana: il colle del Gran San
Bernardo, che ospita l'omonimo ospizio, non è che uno degli
esempi di testimonianza dei rapporti di cooperazione secolare
che la nostra Regione intrattiene con il Cantone Vallese".
Infine la soprintendente ai beni e alle attività culturali,
Laura Montani, ha sottolineato che "il progetto Maia si propone
di realizzare non solo un'archeologia esclusiva per gli
archeologi, ma soprattutto un'archeologia rivolta al pubblico".
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