Due grandi figli della Liguria si
contendono il Rinascimento. Per Cristoforo Colombo, il mare è
l'occasione di riscatto e di successo. Per Giuliano Della Rovere
c'è Santa Madre Chiesa. Giovanissimo, Giuliano viene proiettato
sulla scena dallo zio, asceso al soglio pontificio come Sisto
IV. La nomina a cardinale gli arriva quando non è ancora
trentenne, nel 1471. Non si fermerà più. Passo dopo passo,
scontro dopo scontro, cresce in potere, fama, forza diplomatica.
S'impone grazie a un talento innato per l'intrigo, ma anche a
un'incrollabile fede nella missione della Chiesa. Tiene testa ad
Alessandro VI Borgia, il suo grande, temibile rivale. Partecipa
a quattro conclavi, e da quello del 1503 esce papa come Giulio
II.
A raccontare in una nuova biografia la vicenda storica di
questo grande Pontefice è Giulio Busi in "Giulio II - Il Papa
del Rinascimento", in libreria dal 14 settembre.
I dieci anni del suo pontificato sono i più splendidi e
controversi di tutta l'età rinascimentale. Attira a sé i supremi
artisti del tempo e li coinvolge in programmi ambiziosissimi,
stabilendo con loro un rapporto spesso conflittuale, eppure
sempre fecondo.
Con Bramante progetta l'immenso cortile del Belvedere e avvia
la costruzione della nuova basilica di San Pietro. Ingaggia un
riottoso Michelangelo, lo costringe all'opera immane della volta
della Sistina e gli commissiona il proprio gigantesco monumento
funebre. Affida a Raffaello la decorazione delle Stanze
vaticane. Perché sa che l'arte genera prestigio e, insieme al
ferro e al fuoco della guerra, potrà rendere di nuovo grande la
Chiesa.
Di questo Pontefice, terribile e lungimirante, Giulio Busi
descrive con acume anche la dimensione quotidiana e affettiva.
Dietro al papa guerriero e collerico scopriamo così il religioso
di solida cultura, l'amante della compagnia femminile, il padre
premuroso della bella e saggia Felice, l'uomo afflitto dalla
solitudine. È l'altra faccia del mito, il teatro delle ombre che
accompagna le luci di un'Italia nella sua massima fioritura.
Tutt'attorno ruota il mondo delle corti italiane e delle grandi
potenze europee, fitto di trame e tradimenti, in cui gli alleati
di oggi si trasformano, in un battibaleno, in nemici mortali.
In questo turbinio di splendori e miserie, di sublimi
capolavori e crimini efferati, Giulio II si fa largo con il suo
stile inimitabile, fatto di arroganza, flessibilità e, perché
no, idealismo. Il suo ideale? Il potere terreno, a tutti costi,
come garanzia della Chiesa universale. E se qualcuno vuol
dubitare, si accomodi pure, ma stia in disparte. Lui, dei dubbi,
non sa che farsene
Giulio Busi è professore ordinario alla Freie Universität di
Berlino e presidente della Fondazione Palazzo Bondoni Pastorio.
Ha scritto di mistica ebraica, di storia rinascimentale, della
filosofia di Giovanni Pico della Mirandola. Collaboratore di
lungo corso delle pagine culturali del Sole - 24 Ore, ha uno
stile letterario inconfondibile, incalzante e, al tempo stesso,
documentatissimo. Da Mondadori ha pubblicato: Lorenzo de' Medici
(2016), Michelangelo (2017), Marco Polo (2018) e Cristoforo
Colombo (2020).
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