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Al via all'Aquila processo per terrorismo con tre palestinesi

Al via all'Aquila processo per terrorismo con tre palestinesi

Legale, alcune decisioni compromettono diritto alla difesa

L'AQUILA, 02 aprile 2025, 17:37

Redazione ANSA

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Tutti presenti, nell'aula C della Corte d'Appello del Tribunale dell'Aquila, i tre imputati Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, accusati di terrorismo.
    Solo Yaeesh, recluso nel carcere di Terni, è intervenuto in videoconferenza.
    L'avvio del processo è stato complicato per i legali dei tre imputati, Flavio Rossi Albertini, Pamela Donnarumma e Ludovica Formoso, che, come già avvenuto nell'udienza preliminare, hanno chiesto l'esclusione dal fascicolo del dibattimento di 22 interrogatori di prigionieri palestinesi in Israele, ricevuti per rogatoria internazionale.
    Gli interrogatori, condotti dallo Shin Bet e dalla polizia giudiziaria, sono stati al centro della discussione. "A nostro parere - ha detto all'ANSA Flavio Rossi Albertini - si tratta di atti non ripetibili che, ai sensi dell'articolo 431 cpp, non possono essere considerati nel dibattimento per una serie di ragioni, a partire dal fatto che ai prigionieri non è stata sempre garantita l'assistenza legale e spesso questi interrogatori vengono condotti in violazione di norme inderogabili. Oltretutto, il contraddittorio tra le parti è un elemento fondamentale del processo. Quale contraddittorio avremmo in questo caso, dal momento che non abbiamo possibilità di interagire con i detenuti interrogati?".
    Dei 22 interrogatori, una quindicina sono stati invece ammessi dalla Corte, ossia quelli in cui è stata riconosciuta agli interrogati la possibilità di essere messi in contatto con un avvocato. Per quanto riguarda i testimoni, solo 3 su 39 della difesa sono stati ammessi. Tutti e tre fanno parte della lista di Doghmosh e tra loro c'è anche sua moglie. Il calendario delle udienze è piuttosto fitto e si estende fino al 9 luglio. La prossima udienza è in programma il 16 aprile, seguita da due udienze a maggio e tre a giugno, a cadenza ravvicinata.
    "Ho fatto diversi processi in Corte d'Assise d'Appello - ha commentato Rossi Albertini - ma mai mi è capitato quello che sta capitando qui. Alcune decisioni compromettono il diritto alla difesa dei nostri assistiti".
   

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