Tutti presenti, nell'aula C della
Corte d'Appello del Tribunale dell'Aquila, i tre imputati Anan
Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, accusati di terrorismo.
Solo Yaeesh, recluso nel carcere di Terni, è intervenuto in
videoconferenza.
L'avvio del processo è stato complicato per i legali dei tre
imputati, Flavio Rossi Albertini, Pamela Donnarumma e Ludovica
Formoso, che, come già avvenuto nell'udienza preliminare, hanno
chiesto l'esclusione dal fascicolo del dibattimento di 22
interrogatori di prigionieri palestinesi in Israele, ricevuti
per rogatoria internazionale.
Gli interrogatori, condotti dallo Shin Bet e dalla polizia
giudiziaria, sono stati al centro della discussione. "A nostro
parere - ha detto all'ANSA Flavio Rossi Albertini - si tratta di
atti non ripetibili che, ai sensi dell'articolo 431 cpp, non
possono essere considerati nel dibattimento per una serie di
ragioni, a partire dal fatto che ai prigionieri non è stata
sempre garantita l'assistenza legale e spesso questi
interrogatori vengono condotti in violazione di norme
inderogabili. Oltretutto, il contraddittorio tra le parti è un
elemento fondamentale del processo. Quale contraddittorio
avremmo in questo caso, dal momento che non abbiamo possibilità
di interagire con i detenuti interrogati?".
Dei 22 interrogatori, una quindicina sono stati invece
ammessi dalla Corte, ossia quelli in cui è stata riconosciuta
agli interrogati la possibilità di essere messi in contatto con
un avvocato. Per quanto riguarda i testimoni, solo 3 su 39 della
difesa sono stati ammessi. Tutti e tre fanno parte della lista
di Doghmosh e tra loro c'è anche sua moglie. Il calendario delle
udienze è piuttosto fitto e si estende fino al 9 luglio. La
prossima udienza è in programma il 16 aprile, seguita da due
udienze a maggio e tre a giugno, a cadenza ravvicinata.
"Ho fatto diversi processi in Corte d'Assise d'Appello - ha
commentato Rossi Albertini - ma mai mi è capitato quello che sta
capitando qui. Alcune decisioni compromettono il diritto alla
difesa dei nostri assistiti".
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