BRUXELLES - Non accenna a placarsi la polemica sorta intorno all'ultima versione del codice di buone pratiche sull'IA per finalità generali (Gpai), già finita nel mirino degli architetti dell'AI Act al Parlamento europeo. Sul piede di guerra anche i rappresentanti delle industrie culturali e creative in Europa che definiscono "inaccettabile" la terza bozza del codice pubblicata nei giorni scorsi dalla Commissione europea. "Nessun codice sarebbe meglio della terza bozza, fondamentalmente difettosa" avverte in una nota congiunta un'ampia coalizione di organizzazioni di categoria. Il codice, la cui stesura definitiva è prevista a maggio, dovrà dettagliare le norme dell'AI Act che si applicano ai fornitori di modelli di IA per finalità generali, come Gpt-4 di OpenAI, in particolare quelli con rischi sistemici. La legge, approvata la scorso anno, detta obblighi per i fornitori di modelli Gpai per garantire la trasparenza e il rispetto delle norme sul diritto d'autore. Per i modelli Gpai più potenti, è prevista una normativa già stringente volta a mitigare i possibili rischi sistemici a livello di Unione. Secondo i rappresentanti delle aziende culturali e creative, tuttavia, l'ultima versione del codice "crea incertezza giuridica, interpreta in modo errato la legge sul diritto d'autore dell'Ue e sminuisce gli obblighi stabiliti dallo stesso AI Act" scrivono le associazioni, lamentando il fatto che si fissa "un livello così basso da non fornire alcuna assistenza significativa ad autori, esecutori e altri titolari di diritti per esercitare o far rispettare i loro diritti". "Cosa ancora più fondamentale - aggiungono - non garantirebbe che i fornitori di Gpai rispettino né la legge sul diritto d'autore dell'Ue né l'AI Act". "Lo standard di attuazione" previsto nella bozza del codice, mina gli obiettivi della legge sull'IA, contravviene al diritto dell'Ue e ignora l'intenzione del legislatore europeo", sostengono le associazioni, riecheggiando quanto già denunciato dai relatori dell'AI Act al Parlamento europeo. In una lettera inviata nei giorni scorsi alla vicepresidente della Commissione con delega alla Sovranità Tecnologica, Henna Virkkunen, gli eurodeputati avevano messo nero su bianco la loro "grande preoccupazione" per la bozza del codice di buone pratiche che, a loro dire, annacqua le norme al punto da "reinterpretare e restringere un testo giuridico che i co-legislatori hanno concordato". Una mossa, contestano i parlamentari, "pericolosa, non democratica, che crea incertezza giuridica".
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