La mostra dedicata a Vincenzo
Agnetti (Milano, 1926-1981), aperta alla Gam di Torino da oggi
al 12 giugno, è il quinto appuntamento del ciclo espositivo nato
dalla collaborazione tra l'Archivio Storico della Biennale di
Venezia e la VideotecaGam ed è pensato per raccontare la
stagione iniziale del video d'artista italiano tra anni Sessanta
e Settanta.
L'esposizione affronta, in particolare, un aspetto centrale
del lavoro di Agnetti: la sostituzione tra parola e numero come
azzeramento del linguaggio. Il tema emerge nelle sue opere a
partire dal 1968 con la realizzazione della 'Macchina drogata',
una calcolatrice che traduce i numeri digitati in sequenze di
lettere che si combinano senza significato. In un suo scritto,
Agnetti spiegò il suo pensiero con una frase che divenne
celebre: "Una parola vale l'altra, ma tutte tendono
all'ambiguità".
Nella mostra della Gam, curata da Elena Volpato, un'opera
della serie Assiomi, realizzata nel 1969, mostra sotto una
sequenza di lettere rovesciate ed elevate a diversi valori
numerici, un'altra sua frase di riferimento: 'Quando le parole
si elevano a valori di numeri i numeri valgono le parole". Nelle
sue opere le lettere e i numeri si rispecchiano all'infinito,
come il bianco e il nero. E si fanno intercambiabili. Segnali di
un vuoto da riempire di significato.
Il tema della permutabilità di parole e numeri appare infine
del tutto compiuto in un'opera del 1973 presente in mostra, il
video 'Documentario N.2', girato da Vincenzo Agnetti nel suo
studio a Milano, una sorta di lungo discorso fatto di numeri
sullo sfondo di immagini di numeri, lettere, forme geometriche,
numeri arabi, oggetti da lavoro.
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