Una conversazione con Max Ferrigno
sulla vita e la carriera dell'artista, piemontese d'origine ma
palermitano d'adozione. Un'occasione, prima di tutto, per
approfondire l'arte di Ferrigno. Il talk, voluto e organizzato
dalla Fondazione Federico II, è in programma domani 20 luglio
alle 17.30. Il luogo non è affatto casuale: la storica sala del
Basile di Villa Igiea, oggi Rocco Forte Hotel.
"Lavoro da otto anni in una palazzina del Basile e dipingo
quotidianamente sotto una volta del Gregorietti - rivela
l'artista -, quindi mi trovo perfettamente a mio agio in questo
luogo che mi regala grandi emozioni". E non c'è da stupirsi se
esiste un fil rouge tra due mondi artistici lontani
apparentemente distanti anche stilisticamente come l'arte di
Ferrigno e l'Art Nouveau.
Il talk vedrà protagonisti, oltre all'artista, il direttore
generale della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso e
Laura Francesca di Trapani, storica dell'arte, autrice di Max
Ferrigno, Mise-en-scène di un artista dispettoso (Serradifalco
Editore), un libro che racconta l'artista.
"Spesso - puntualizza Ferrigno -, si accosta il mio lavoro
alla corrente NewPop ma credo che questo possa essere credibile
solo per la prima parte del mio percorso, quando l'analisi della
New Mythology era fondamentale nella mia ricerca. Ho scelto di
vivere e creare a Palermo. Anzi, per essere più preciso, ho
scelto di vivere nella Palermo di inizio secolo scorso".
"La scelta di narrare l'arte del passato e di non tralasciare
la narrazione dell'arte contemporanea - afferma il Presidente
della Fondazione Federico II, Gaetano Galvagno - è uno degli
obiettivi della Fondazione Federico II".
"Si parla frequentemente dell'aridità della società attuale -
dice Patrizia Monterosso -, invece l'arte contemporanea produce
i suoi linguaggi, continua a sperimentare, crea contenuti e
lancia messaggi. E' proprio il caso di Max Ferrigno, un artista
in continua evoluzione per il quale le etichette rischiano di
fuorviare".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA