Le imprese culturali hanno ora un
volto che ne rivela una interessante dimensione economica. Lo
delinea la mappa descritta da un "Atlante delle imprese
culturali e creative" edito da Treccani e presentato a Palazzo
Reale dalla Fondazione Federico II.
"L'Atlante offre una fotografia inedita di una realtà che non
è solo la cartolina del Belpaese. Ma è il frutto del lavoro e
dei mestieri che hanno attraversato borghi e città borghi e ci
hanno regalato bellezze che sono state faro di civiltà", dice
Roberto Grossi, direttore scientifico della pubblicazione. "Ne
viene fuori - aggiunge - una rete di imprese che rappresentano
il 5 per cento di tutta l'occupazione e il 5 per cento del pil
del Paese". Gli occupati sono circa 830 mila, e già questo dato
è indicativo del valore aggiunto di queste attività. "Producono
una ricchezza difficile da stimare - osserva Patrizia
Monterosso, direttore generale della Federico II - in quanto
alimenta no processi di inclusività, socialità, democrazia".
Anche la Sicilia si rivela una "terra fertile" dove le
imprese culturali sono numerose, anche se si tratta di
iniziative di piccole dimensioni. Lo sottolinea Alessandro
Rinaldi del centro studi Tagliacarne: "In Sicilia le presenze
più significative riguardano imprese collegate alla
valorizzazione dei beni culturali, alle arti visive,
all'editoria e stampa e all'artigianato artistico. E queste
realtà sono concentrate soprattutto a Palermo e Catania. Più
basse le incidenze nei settori creativi come comunicazione,
pubblicità e soprattutto design. Basso anche il tasso di
occupazione: in media due dipendenti per ogni impresa mentre il
dato nazionale è di 3,2 dipendenti.
Oltre a quelli tradizionali l'Atlante prende in
considerazione nuovi settori: il paesaggio, i festival,
l'enogastronomia, l'alta formazione artistica. Vengono poi
analizzate le realtà trasversali, che svolgono un lavoro a
supporto di altre imprese sui temi della rigenerazione urbana e
della salvaguardia ambientale.
L'Atlante analizza dal basso questa realtà, traccia confini
con le risposte della politica e dell'economia e cerca di
evitare che elementi rigidi possano essere il metro di giudizio
nell'erogazione di finanziamenti pubblici.
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