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Da Bernini a Don Pirlone l'arte del sorriso

Da Bernini a Don Pirlone l'arte del sorriso

A Palazzo Braschi fino a 2/10, caricatura a Roma dal '600 a 1849

ROMA, 10 giugno 2016, 18:33

Daniela Giammusso

ANSACheck

Anteprima stampa mostra 'L&rsquoarte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849 ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

Anteprima stampa mostra  'L&rsquoarte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849 ' - RIPRODUZIONE RISERVATA
Anteprima stampa mostra 'L&rsquoarte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849 ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

  A dare il benvenuto è il pittore Mario Nuzzi, più noto come Mario de' Fiori, quello 'aulico' ritratto a olio da Giovanni Maria Morandi mentre è all'opera sul cavalletto. E quello ben diverso, con nasone e fissato per gli abiti, irriverentemente firmato da Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio. Più avanti, ecco il nano Baiocco, quello che chiedeva spicci a Palazzo Ruspoli o quello invece che scorrazzava più verso Piazza Venezia. E ancora sarti, cappellaie, rammendatrici di calze, accanto a soffiatori di vetro, burattinai e musicisti. Ma anche gran signore dalle vertiginose parrucche e servitori gobbi proprio accanto a Papa Benedetto XIV o al cardinale Silvio Valenti Gonzaga, immortalati da Giovanni Paolo Pannini. E' il popolo che fino al 2 ottobre affolla sale e pareti del Museo di Roma a Palazzo Braschi, protagonista de 'L'Arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849', mostra che per la prima volta riscopre i tantissimi disegni caricaturali conservati negli archivi del museo, ponendoli a confronto con le tele 'più alte' che i pittori ufficiali dedicavano agli stessi personaggi.
    In tutto 120 opere, a cura di Angela Maria D'Amelio, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Simonetta Tozzi (con prestiti anche da Palazzo Chigi di Ariccia, Accademia Nazionale di San Luca, Archivio Storico Capitolino, Palazzo Barberini Museo del Risorgimento, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca) che raccontano l'importanza che ebbe la caricatura a Roma per quasi tre secoli, dal Seicento alla Repubblica romana. Un'arte, spiega all'ANSA la D'Amelio, "che nasce già con grandi maestri come Leonardo, Annibale Carracci e soprattutto Gian Lorenzo Bernini, considerato il vero iniziatore" del ritratto irriverente, come racconta in mostra la Caricatura di un Cavaliere francese e del cardinal Giacomo Filippo Nini. E che negli anni ha avuto una sua evoluzione, nello stile e nelle finalità. "Nel '600 e '700 si lavorava molto di fisiognomica - prosegue la curatrice -. Si 'colpiva' bonariamente il singolo e le caricature erano considerate opere private, non da esporre, alle quali affidare confidenze e considerazioni personali". Ecco allora gli autoritratti di Pier Leone Ghezzi o di Giuseppe Barberi, che nelle glosse si lamenta dell'Altieri che non lo paga per i lavori a Palazzo e del 'mal d'urina' che lo perseguita. E poi i cardinali dell'architetto pontificio Carlo Marchionni e una sala tutta per la Moda del tempo, tra abiti d'epoca e gran dame che non osavano muoversi se non in carrozza.
    Fino alle caricature per mettere in luce nuove dive, come la poetessa Teresa Bandettini.
    Nell'800, però, il passo cambia. "La caricatura inizia a rivolgersi alla collettività, colpendo società e costumi". I personaggi sono più grossi e deformi, mentre teatri, caffè e lotterie diventano luoghi di incontro anche per il popolo. E' l'inizio della satira politica. E sull'esempio dei giornali francesi La Caricature e Le Chiarivari, a Roma nascono il Cassandrino e l'anticlericale Don Pirlone. Ma si sorride ancora con i pittori da Grand Tour ritratti da Carl Jacob Lindstrom in quella che forse è la prima barzelletta ad acquerello che cominci con 'C'era un inglese, un francese, un tedesco e un italiano'.
   

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