(dell'inviata Alessandra Magliaro)
I biopic, i melodrammi, il
gangster movie, i thriller, persino una Frankstein donna e un
dittatore vampiro: nel panorama di Venezia 80 che presenta
un'apertura ai generi senza precedenti le urgenze contemporanee,
i dolori brucianti, le angosce reali dove sono finite? Al giro
di boa del festival ci sono, cominciano a farsi largo e a
portarci non nel futuro apocalittico o nel Novecento o
addirittura prima, ma nell'oggi, nel qui ed ora, pronti ad
esplodere con Io Capitano di Matteo Garrone e Green Border di
Agnieszka Holland, entrambi in concorso sul tema dei profughi. E
non sono i soli a tenere teso, tra concorso e altre sezioni, il
filo della cronaca, ad aiutarci a farci capire meglio in che
tempi (terribili) viviamo sul fronte dei diritti, della libertà
di circolazione prima che delle idee. C'è un tema forte di muri
alzati e di confini, di passaporti stracciati e di fili spinati.
E sarebbe strano che non ci fosse al cinema un riflesso di
quello che accade nella vita non immaginata.
A cominciare dagli applausi scroscianti, un'ovazione commossa,
in sala per Tatami (sarà al cinema con Bim) del regista
israeliano Guy Nattiv e dalla iraniana Zar Amir Ebrahimi, il
primo film co-diretto, subito uno dei piccoli casi di Venezia
80. Con una protagonista d'eccezione, Arienne Mandi è la storia
di una judoka minacciata dal regime iraniano che vuole
costringerla a ritirarsi dai campionati mondiali in Canada per
evitare la finale con una campionessa del 'paese occupante',
Israele. Una storia ispirata a Sadaf Khadem, la prima donna
pugile iraniana: si tolse il velo nel 2019 durante un incontro
internazionale e per questo ebbe un mandato di arresto del suo
paese. Sadaf era in sala, alla Darsena, una ragazzona sportiva
con un coraggio gigantesco che si è rifugiata a Parigi ed è
diventata una delle voci di supporto a Donna, vita, libertà. Un
grido che ha risuonato anche sul red carpet con il flash mob cui
hanno partecipato tra gli altri Jane Campion e Damien Chazelle.
La libertà è quella soffocata dai talebani e filmata da Ibrahim
Nash'at in Hollywoodgate (fuori concorso) in cui la telecamera è
entrata nei capannoni lasciati a Kabul dagli americani
ritiratisi il 31 agosto 2021 e ora occupati dai talebani.
Nash'at ha avuto il permesso di entrare, per seguire un
comandante di alto livello e un soldato, per documentare la
transizione da milizia ribelle a regime militare: un ok
'embedded' come si dice in gergo, ma che comunque squarcia un
velo dalle parti dell'emirato islamico. "In cambio di mostrare
le immagini di quello che vogliono farmi vedere, negli
interstizi cerco di mostrare quello che davvero ho visto - dice
il regista - e poichè ero lì negli hangar tra armi e jet sono
rimasto lontano dalle sofferenze degli afgani ma le percepivo
ovunque senza capacitarmi dell'uso osceno del potere di questi
uomini che venerano la guerra e il dolore che causa". Ha filmato
di nascosto indicibili sofferenze e razzismo la polacca Holland
sul confine della sua Nazione tra Bielorussia e Polonia, in una
sorta di trappola in cui i rifugiati provenienti dalla Siria e
dall'Africa che cercano di raggiungere l'Unione Europea si
trovano nella palude geopolitica cinicamente architettata. Green
Border, in concorso il 5 settembre, apre gli occhi e il cuore
sulle vite dell'attivista Julia, della giovane guardia di
frontiera Jan e di una famiglia siriana. "Non ha alcun senso
impegnarsi nell'arte se non si lotta per quelle voci, se non si
lotta per porre domande su questioni importanti, dolorose, a
volte irrisolvibili, che ci mettono di fronte a scelte
drammatiche. Questa è esattamente la situazione in atto al
confine tra Polonia e Bielorussia", dice la regista. E sempre di
Fortezza Europa parliamo con lo straziante Io Capitano di Matteo
Garrone, in gara il 6, con l'odissea di due minorenni senegalesi
- Seydou Sarr e Moustapha Fall - che con il sogno di arrivare in
Italia come una terra promessa, salgono su un pullman pensando
di fare una gita e si ritrovano con passaporti falsificati
all'inferno, prima il deserto che non lascia scampo, poi tra le
torture della mafia libica e poi tra i predoni di esseri umani,
ossia quello che accade realmente.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA