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Leandra Cominazzini, futurista onirica e visionaria

Leandra Cominazzini, futurista onirica e visionaria

Foligno ricorda la sua artista eclettica a 40 anni dalla morte

ROMA, 14 novembre 2021, 16:09

Redazione ANSA

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''Dipingevo cose strane'', così Leandra Cominazzini si descrisse nel raccontare i primi passi della sua ricerca animata dall' urgenza di trovare espressioni artistiche nuove, una attività che l' avrebbe portata a entrare alla fine degli Anni Venti nel gruppo dei futuristi umbri con la sua forte impronta onirica e gli slanci cosmici. A 40 anni dalla morte Foligno, la sua città, la racconta fino al 24 gennaio prossimo nella grande antologica curata da Massimo Duranti e Andrea Baffoni che è l' occasione per una rilettura ''a tutto tondo riguardo ai linguaggi, alle tecniche e alla temporalità, nel senso della rivalutazione dell'evoluzione pittorica post-futurista e della valenza delle altre produzioni'', dalla poesia alle arti applicate, dalle ceramiche ai tessuti. Del resto, la multidisciplinarietà fu un tratto comune del gruppo ristretto ma agguerrito di donne che scelsero di seguire Filippo Tommaso Marinetti nonostante il carattere dichiaratamente misogino del Movimento. Leandra Angelucci Cominazzini (1890-1981), figlia della buona borghesia della città, riuscì a crearsi uno spazio particolare proprio grazie all' amicizia con Benedetta Cappa, la moglie di Marinetti, validissima pittrice che aveva studiato con Giacomo Balla. Fu lei a facilitarne l' ingresso tra i futuristi umbri, tra i quali il perugino Gerardo Dottori fu uno dei suoi punti di riferimento creandole spazio tra gli esponenti dell' aeropittura. A spiccare, tra i dipinti esposti, è proprio il ritratto aeropittorico della famiglia Marinetti, realizzato tra il 1930 e il 1933 da Dottori, con il fondatore del Futurismo accanto la moglie Benedetta e le figlie Vittoria, Luce e Ala. Duranti, che nel 1883 curò insieme con Enrico Crispolti la prima antologica della pittrice, riconosce di averne scoperto le opere grazie alla mostra epocale curata da Lea Vergine a Milano nel 1980 intitolata ''l' Altra metà dell' Avanguardia'', dedicata alle artiste della prima metà del Novecento misconosciute o ignorate completamente. Un lavoro diventato con lo stesso titolo un libro fondamentale che ha aperto la strada per una riscrittura della storia dell' arte finalmente attenta a riconoscere il ruolo e il contributo delle donne.
   

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