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>>>ANSA/ Seat: responsabilità dissesto, 4 operazioni nel mirino

>>>ANSA/ Seat: responsabilità dissesto, 4 operazioni nel mirino

In relazione a Cda sotto accusa ex vertici,c'è anche Gros Pietro

MILANO, 01 febbraio 2014, 20:02

Redazione ANSA

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(di Marcella Merlo) Il dissesto di Seat si è sviluppato in quattro tappe e in ciascuna emergono le responsabilità delle passate gestioni del gruppo, in particolare quello dell'ad Luca Majocchi, premiato tra l'altro con una lauta buonuscita. Ma nel mirino ci sono tutti gli ex consiglieri tra i quali spiccano nomi noti come quelli di Gian Maria Gros Pietro, Lino Benassi, Maurizio Dallocchio mentre restano ancora da valutare le responsabilità dei sindaci, nominati nel 2003 e ancora in carica. Nelle 21 pagine della relazione preparata dal Cda in vista dell'assemblea del 4 marzo in cui verrà chiesto ai soci di votare l'azione di responsabilità contro manager e consiglieri del periodo 2003-2012, gli attuali amministratori passano in rassegna tutta la recente storia del gruppo di elenchi telefonici. Ed emergono quattro operazioni decisive per la china presa dall'azienda, che la scorsa estate ha avviato il concordato preventivo. Il peccato originale viene individuato nella distribuzione del maxi-dividendo nel 2004 ai fondi allora soci caratterizzata "da manifesta imprudenza e comunque dannosa per la società". Poi però ci sono l'acquisto di Wlw, l'emissione di bond e l'ultima ristrutturazione del debito. All'origine di tutti i mali dunque, secondo le analisi effettuate dagli avvocati Fabio Franchin ed Ettore Maria Negro con la collaborazione di Paolo Agrifoglio, ci sono l'operazione di acquisto a debito fatta nell'estate del 2003 dai fondi Bc Partner, Cvc, Permira e Investitori Associati, la fusione di Seat nelle holding servite per l'acquisto, la successiva distribuzione del dividendo da 3,6 miliardi. Tutti e tre questi passaggi presentano ''non pochi profili di illiceità'', si legge nella relazione. Al termine del riassetto a carico di Seat infatti finì un indebitamento quasi doppio di quello (2,2 miliardi) contratto per rilevare l'azienda. In questo caso emerge ''una chiara responsabilità degli amministratori, i quali avevano il dovere di opporsi e di non dare esecuzione alla deliberazione dei soci che, prevedendo la distribuzione del dividendo straordinario, costringeva la Società ad assumere l'oneroso debito di Euro 3,6 miliardi senza che in capo alla stessa ne derivasse alcun vantaggio''. Il danno è pari almeno all'ammontare degli oneri finanziari netti corrisposti: 2 miliardi più le spese sostenute per i finanziamenti (122 milioni). Poi c'è il secondo capitolo ossia l'acquisto, a settembre 2007, di Wlw comprata a 148 milioni (da una società, la Eniro, in cui l'a.d di Seat Luca Majocchi era amministratore indipendente), e rivenduta un anno dopo a 47,8 milioni con una ''iperbolica differenza'' di prezzo. ''La condotta tenuta nel caso in esame dagli amministratori non pare giustificabile alla luce dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale'' e non ''conforme ad un agire prudente ed informato''. Il danno quantificato per Seat è di 80 milioni e per questa operazione (l'unica fra quelle segnalate dalla relazione) viene tirato in ballo anche l'allora consigliere Gros Pietro. Terzo punto finito nel mirino, l'emissione di bond nel 2010 da 750 milioni ''nella consapevolezza che non sarebbero stati risolti i problemi finanziari strutturali della Società'': in questo caso si è trattato di una ''condotta irragionevole ed inutilmente dannosa'' e i danni sono valutati in 130 milioni. Si arriva infine al piano di ristrutturazione, giudicato tardivo, nel 2011-2012. La crisi era già evidente nel 2009 e secondo quanto emerge ora dalla relazione del Cda bisognava già chiedere il concordato preventivo. Il danno per questo profilo è stimato in almeno 85 milioni.

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