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Big Tech nel mirino, Apple e Meta rischiano multe

Big Tech nel mirino, Apple e Meta rischiano multe

Sul tavolo anche lo strumento anti-coercizione a tutela del mercato

BRUXELLES, 01 aprile 2025, 20:07

di Valentina Brini

ANSACheck
Ursula von der Leyen - RIPRODUZIONE RISERVATA

Ursula von der Leyen - RIPRODUZIONE RISERVATA

Non soltanto Harley-Davidson, yacht extralusso o bourbon. In attesa del Liberation Day proclamato da Donald Trump con i suoi "dazi reciproci", Bruxelles mette nel mirino il cuore pulsante dell'America: la Silicon Valley. Finora la Commissione europea si è preparata a rispondere seguendo le regole classiche della diplomazia, ma adesso la squadra di Ursula von der Leyen - pur sempre alla ricerca di un'intesa - potrebbe rilanciare. "Affronteremo i negoziati da una posizione di forza", ha scandito la presidente nell'emiciclo del Parlamento europeo, suggerendo che le carte nel mazzo di Bruxelles non mancano. Compresa "la tecnologia".


    Accanto alla sua lista di controdazi "ben calibrata" e smussata nelle ultime settimane per scongiurare l'effetto boomerang sulle economie dei Ventisette, Palazzo Berlaymont guarda all'impero digitale a stelle strisce. E in prima fila c'è Elon Musk, il best buddy di Trump, che dai dazi rischia un duro contraccolpo su Tesla e già da mesi è sotto la stretta sorveglianza dell'Ue per le sue incursioni scomposte nella politica continentale e per la disinformazione che, agli occhi di Palazzo Berlaymont, circola senza freni sulla sua piattaforma.


    L'offensiva di von der Leyen - che mette nel mirino anche Meta, Apple e Amazon - parte dal cuore della sua famiglia politica, i Popolari guidati dal connazionale Manfred Weber, che sono usciti allo scoperto mettendo sul tavolo il loro consiglio strategico: se Trump prende di mira i prodotti europei, allora Bruxelles deve rispondere colpendo i servizi americani. Le Big Tech "pagano poco le nostre infrastrutture digitali", ha osservato il tedesco, lanciando la sfida al tycoon che "minaccia il miglior modello economico del pianeta".

Un'Europa che rappresenta "il 22% del Pil globale contro il 25% degli Stati Uniti", ha ricordato ancora il leader del Ppe, prima di lanciare la stilettata ai filo-trumpiani del continente - dall'ungherese Viktor Orban alla tedesca Alice Weidel - rei di non aver ancora alzato la cornetta con l'inquilino della Casa Bianca.


    La strategia Ue si fonda sulle radici profonde che i colossi americani del tech - al pari delle grandi banche e delle Big Pharma - hanno messo nel continente. Nell'ultimo lustro, sotto la guida dell'ex duo Margrethe Vestager e Thierry Breton, l'Ue ha costruito un solido arsenale normativo per tutelare l'equilibrio nel mercato continentale con il Digital markets act (Dma) - pensato sulla falsariga delle norme antitrust per frenare l'espansione delle major del tech americane e cinesi punendo con pesanti sanzioni chi strozza la concorrenza - come punta di diamante. Apple - da tempo chiamata a rendere più aperto il suo sistema operativo iOS - e Meta rischiano di essere le prime a subire le conseguenze delle ritorsioni sui dazi incappando in multe che possono toccare il 10% del fatturato globale annuo. E, se la tensione dovesse salire ancora, sul tavolo di Bruxelles c'è il bottone rosso della sua politica commerciale: lo strumento anti-coercizione. Porterebbe a misure drastiche, dalla chiusura del mercato alle multinazionali americane al congelamento di brevetti e investimenti Usa. Per azionarlo, però, serve l'avallo di almeno 15 Paesi membri.
  
   

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