Il Manifesto di Ventotene, citato dalla premier Giorgia Meloni in Aula, fu originariamente redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, durante il loro confino a Ventotene come oppositori del regime fascista.
Altri confinati antifascisti sull'isola contribuirono alle discussioni che portarono alla definizione del testo. In particolare quello, fondamentale, dell'ebreo socialista Eugenio Colorni. All'epoca della stesura del testo erano confinate sull'isola circa 800 persone, 500 classificate come comunisti, 200 come anarchici ed i restanti prevalentemente giellini e socialisti.
Nel documento si sottolinea l'esigenza di una unità politica europea. Per tale ragione viene considerato uno dei testi fondamentali dell'Unione europea.
Gli estensori del Manifesto, in particolare, sostenevano che fosse necessario creare una forza politica esterna ai partiti tradizionali, inevitabilmente legati alla lotta politica nazionale, e quindi incapaci di rispondere efficacemente alle sfide della crescente internazionalizzazione.
Un movimento, cioè, che sapesse mobilitare tutte le forze popolari attive nei vari paesi al fine di far nascere uno Stato federale, con una propria forza armata e con organi e mezzi sufficienti per far eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando ai singoli stati l'autonomia di politica interna.
Questa forza politica nacque poco tempo dopo, nell'agosto del 1943: il Movimento Federalista Europeo. Sempre secondo gli autori, con l'avvento dell'era totalitaria lo sviluppo della civiltà moderna aveva subito un arresto. Un'Europa libera e unita, invece, avrebbe rappresentato inevitabilmente la premessa per il potenziamento del progetto comune.
Il Manifesto di Ventotene
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