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In 'Uccisero anche i bambini' famiglia martire che aiutò ebrei

In 'Uccisero anche i bambini' famiglia martire che aiutò ebrei

Libro racconta storia dei coniugi Ulma, domani beati coi 7 figli

ROMA, 09 settembre 2023, 11:41

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Fausto Gasparroni) Che la loro vicenda sia un 'unicum' nella storia, almeno recente, della Chiesa lo spiega lo stesso prefetto per le Cause dei santi, il cardinale Marcello Semeraro, nell'intervista introduttiva al volume. Beatificazioni come quella dei coniugi Jozef e Wiktoria Ulma e dei loro sette figli, sterminati dai nazisti il 23 marzo 1944 nel villaggio polacco di Markowa per aver ospitato in casa otto ebrei, massacrati insieme a loro, "in tempi recenti e con le attuali procedure non ce ne sono mai state, forse per casi del genere bisogna risalire all'antichità".
    A celebrare domani questa beatificazione, pressoché senza precedenti, di un'intera famiglia di martiri del nazismo sarà a nome del Papa proprio il card. Semeraro, e proprio nella cittadina di Markowa, ad appena 60 km dal confine con l'Ucraina.
    E a raccontare con passione e grande partecipazione umana la storia della famiglia Ulma, fino alla sua elevazione all'onore degli altari, sono Manuela Tulli, giornalista dell'ANSA, e don Pawel Rytel-Andrianik, responsabile della sezione polacca di Vatican News e di Radio Vaticana, nel libro "Uccisero anche i bambini" (Edizioni Ares, 152 pp., 15 euro). Un'inchiesta giornalistica, quella offerta dal volume appena uscito e salutato con parole di benedizione anche da papa Francesco, che si è sviluppata sui luoghi dove la famiglia Ulma ha vissuto e che ha potuto attingere alle fonti del processo di beatificazione.
    Altra particolarità della vicenda è che il settimo figlio della coppia, al momento del massacro, era ancora nel grembo della mamma, e si tratta della prima volta nella storia della Chiesa in cui viene riconosciuto il martirio di un bimbo non ancora nato. Nella trattazione della causa in sede di Dicastero, infatti, si è voluta includere "nel gruppo anche la creatura che era nel grembo della mamma, che probabilmente ha iniziato il parto, per la paura, durante l'esecuzione da parte dei nazisti - ricorda Semeraro -. Questo è un caso molto singolare che, facendo riferimento a un episodio evangelico, possiamo chiamare 'Battesimo di sangue'". "Anche questa creatura, la cui testa e parte del piccolo corpo sporgeva dal ventre della mamma, come fu trovata nella fossa comune nella quale era stata sbrigativamente sepolta tutta la famiglia dopo l'eccidio, è stata ritenuta meritevole di martirio", aggiunge il cardinale prefetto.
    Il libro racconta con molti dettagli la storia degli Ulma, dall'essere "una famiglia come tante", appassionata del lavoro agricolo ma anche di hobby come la fotografia, alla nascita dei figli, dagli ebrei accuratamente ospitati durante la persecuzione nazista, fino alle terribili sequenze della strage.
    La mattina del 24 marzo 1944 i nazisti circondano la casa degli Ulma e riescono facilmente a catturare gli otto ebrei in essa ospitati, giustiziati tutti con un colpo alla nuca. Poi è la volta dei padroni di casa, colpevoli di averli nascosti: Jozef e Wiktoria vengono crivellati di colpi sulla porta di casa, davanti ai loro bambini e a molti testimoni costretti ad assistere all'esecuzione e per i quali deve servire come monito.
    Il pianto disperato dei sei figli, la maggiore dei quali ha otto anni, mentre la più piccola ne conta appena uno e mezzo, infastidisce i nazisti, che rivolgono le armi contro la nidiata, sterminandola tutta. "Vi abbiamo tolto il fastidio di dover pensare a loro", dicono in tono beffardo agli atterriti compaesani, che in una manciata di minuti si sono visti sterminare sotto gli occhi ben 16 persone; anzi, 17, perché Wiktoria era al settimo mese della sua settima gravidanza.
    Sepolti nel luogo dell'eccidio dai compaesani, costretti a scavare le fosse, dieci mesi dopo vengono esumati di nascosto e a rischio di rappresaglie per dare loro più degna sepoltura nel cimitero parrocchiale di Markowa: si scoprì quindi che la creatura era quasi nata. Jozef e Wiktoria Ulma, nel 1995, vennero riconosciuti "Giusti tra le Nazioni". Nel 2003 la diocesi di Przemysl ne iniziò il processo di beatificazione. Il 17 dicembre 2022 il decreto dell Cause dei santi, autorizzato da papa Francesco, che riconosce il martirio dei due coniugi con i loro sette figli, uccisi "in odio alla fede". "Il loro è un vero esempio di compassione - sottolinea il card. Semeraro -, hanno nascosto otto ebrei per un anno e mezzo, rischiando la vita. Non si tratta solo di aiutare ma è la compassione che ci mette nella condizione di soffrire con l'altro per aiutarlo. Il coinvolgimento emotivo è facile ma la compassione è un'altra cosa".
   

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