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Medici famiglia, 'volontà di privatizzare la sanità'

Medici famiglia, 'volontà di privatizzare la sanità'

Sparano (Fimmg), cittadini rischiano restare senza assistenza

NAPOLI, 06 febbraio 2025, 11:25

Redazione ANSA

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«Non ci sarà una seconda opportunità, come medici di famiglia abbiamo il dovere di parlare chiaro ai cittadini, cercare di svegliare le coscienze dal torpore e far comprendere che la politica sta cercando di scippare loro il diritto alla salute». È un allarme molto diretto quello lanciato dalla sezione napoletana della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg) per voce del segretario provinciale Luigi Sparano. La preoccupazione riguarda il tentativo in atto da parte del Governo di trasformare i medici di famiglia da liberi professionisti convenzionati a dipendenti diretti del Servizio sanitario nazionale. «Un cambiamento presentato come un modo per uniformare e rafforzare l'assistenza territoriale - avverte Sparano - che in realtà presenta molte criticità che rischiano di compromettere non solo il rapporto di fiducia tra medico e paziente, ma l'intero assetto del sistema sanitario». Oggi, nonostante l'enorme carenza di medici di medicina generale, il sistema riesce comunque ad assorbire l'impatto assistenziale grazie all'autonomia organizzativa della quale gode il medico di famiglia. Autonomia che permette di instaurare un rapporto diretto e continuativo con il paziente. «L'ipotesi di un'assunzione nell'ambito del Ssn, con turnazioni fisse e attività organizzate nelle nuove strutture territoriali, rischia di frammentare questo legame, trasformando un rapporto basato sulla fiducia in un'interazione standardizzata. Il cittadino dovrà affidarsi al medico che troverà in quel momento, un medico che nulla saprà della sua storia, se non ciò che potrà leggere dal gestionale.
    Altro rischio che i medici Fimmg leggono chiaramente è che dietro la figura dell'impiego statale, si apra la porta a dinamiche di privatizzazione della medicina generale. Sparano sottolinea anche che un eventuale cambiamento nella direzione della dipendenza causerebbe un grave problema occupazionale.
    Oggi, in Campania, la presenza degli studi medici genera lavoro per circa 3.000 collaboratori e 750 infermieri. Posti di lavoro che, inevitabilmente, andrebbero persi. «La trasformazione in dipendenti del Ssn - dice stavolta Corrado Calamaro (Fimmg Napoli) - potrebbe infatti ridurre l'attrattività del settore pubblico per i giovani medici, inducendoli a cercare soluzioni alternative nel privato o in forme cooperative che operino "a gettone". Questo scenario porterebbe inevitabilmente a una riduzione dell'offerta di cure nel sistema pubblico, mettendo a repentaglio la sostenibilità stessa del Servizio sanitario nazionale». I medici della Fimmg Napoli mettono in guardia anche sul fatto che le nuove strutture territoriali, come le Case della salute e le Case di comunità, rappresentano una delle promesse di questo ambizioso piano di riforma. Tuttavia, «dietro la facciata del rinnovamento si cela una carenza di pianificazione concreta e di risorse». Molti edifici destinati a diventare centri di assistenza restano vuoti, privi di personale e dotazioni adeguate. La mancanza di una strategia coordinata e di fondi sufficienti per equipaggiare gli studi e garantire la continuità assistenziale rischia di trasformare queste strutture in semplici contenitori privi di funzionalità operative, peggiorando ulteriormente la già delicata situazione dei medici di famiglia. Ai medici di medicina generale dovrebbe essere chiesto di integrare il proprio lavoro destinando una quota oraria alle Case di Comunità, ma certo senza dover chiudere gli studi sul territorio.
    In questo clima di assoluta incertezza, in Campania, sono ad oggi 1.200 su 3.000 circa i medici che hanno già maturato il diritto di andare in pensione e che potrebbero vedere come unica via d'uscita quella di lasciare la professione. «Uno scenario che va assolutamente evitato - concludono i vertici della Fimmg Napoli, si deve invece investire su una medicina generale che sia attrattiva per le nuove leve e sempre più capace di gestire le sfide della cronicità».
   

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