«Non ci sarà una seconda
opportunità, come medici di famiglia abbiamo il dovere di
parlare chiaro ai cittadini, cercare di svegliare le coscienze
dal torpore e far comprendere che la politica sta cercando di
scippare loro il diritto alla salute». È un allarme molto
diretto quello lanciato dalla sezione napoletana della
Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg) per
voce del segretario provinciale Luigi Sparano. La preoccupazione
riguarda il tentativo in atto da parte del Governo di
trasformare i medici di famiglia da liberi professionisti
convenzionati a dipendenti diretti del Servizio sanitario
nazionale. «Un cambiamento presentato come un modo per
uniformare e rafforzare l'assistenza territoriale - avverte
Sparano - che in realtà presenta molte criticità che rischiano
di compromettere non solo il rapporto di fiducia tra medico e
paziente, ma l'intero assetto del sistema sanitario». Oggi,
nonostante l'enorme carenza di medici di medicina generale, il
sistema riesce comunque ad assorbire l'impatto assistenziale
grazie all'autonomia organizzativa della quale gode il medico di
famiglia. Autonomia che permette di instaurare un rapporto
diretto e continuativo con il paziente. «L'ipotesi di
un'assunzione nell'ambito del Ssn, con turnazioni fisse e
attività organizzate nelle nuove strutture territoriali, rischia
di frammentare questo legame, trasformando un rapporto basato
sulla fiducia in un'interazione standardizzata. Il cittadino
dovrà affidarsi al medico che troverà in quel momento, un medico
che nulla saprà della sua storia, se non ciò che potrà leggere
dal gestionale.
Altro rischio che i medici Fimmg leggono chiaramente è che
dietro la figura dell'impiego statale, si apra la porta a
dinamiche di privatizzazione della medicina generale. Sparano
sottolinea anche che un eventuale cambiamento nella direzione
della dipendenza causerebbe un grave problema occupazionale.
Oggi, in Campania, la presenza degli studi medici genera lavoro
per circa 3.000 collaboratori e 750 infermieri. Posti di lavoro
che, inevitabilmente, andrebbero persi. «La trasformazione in
dipendenti del Ssn - dice stavolta Corrado Calamaro (Fimmg
Napoli) - potrebbe infatti ridurre l'attrattività del settore
pubblico per i giovani medici, inducendoli a cercare soluzioni
alternative nel privato o in forme cooperative che operino "a
gettone". Questo scenario porterebbe inevitabilmente a una
riduzione dell'offerta di cure nel sistema pubblico, mettendo a
repentaglio la sostenibilità stessa del Servizio sanitario
nazionale». I medici della Fimmg Napoli mettono in guardia anche
sul fatto che le nuove strutture territoriali, come le Case
della salute e le Case di comunità, rappresentano una delle
promesse di questo ambizioso piano di riforma. Tuttavia, «dietro
la facciata del rinnovamento si cela una carenza di
pianificazione concreta e di risorse». Molti edifici destinati a
diventare centri di assistenza restano vuoti, privi di personale
e dotazioni adeguate. La mancanza di una strategia coordinata e
di fondi sufficienti per equipaggiare gli studi e garantire la
continuità assistenziale rischia di trasformare queste strutture
in semplici contenitori privi di funzionalità operative,
peggiorando ulteriormente la già delicata situazione dei medici
di famiglia. Ai medici di medicina generale dovrebbe essere
chiesto di integrare il proprio lavoro destinando una quota
oraria alle Case di Comunità, ma certo senza dover chiudere gli
studi sul territorio.
In questo clima di assoluta incertezza, in Campania, sono ad
oggi 1.200 su 3.000 circa i medici che hanno già maturato il
diritto di andare in pensione e che potrebbero vedere come unica
via d'uscita quella di lasciare la professione. «Uno scenario
che va assolutamente evitato - concludono i vertici della Fimmg
Napoli, si deve invece investire su una medicina generale che
sia attrattiva per le nuove leve e sempre più capace di gestire
le sfide della cronicità».
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