Sul set con Vittorio Storaro, "la star della luce", Bernardo Bertolucci, "che considero il Victor Hugo della bassa padana", e "tantissimi grandi attori, da Bob (de Niro), a Francesca Bertini e Romolo Valli... è stato il primo film mondiale che ho fatto". Sono fra i ricordi evocati da Gerard Depardieu nell'introdurre al Lido, con l'abituale humour e franchezza, la proiezione della versione restaurata digitalmente in 4k dalla Cineteca di Bologna di Novecento, il capolavoro di Bernardo Bertolucci, che sarà possibile vedere anche nelle sale ad aprile 2018.
Il cineasta, assente per motivi di salute, ha mandato un videomessaggio nel quale ha ripercorso la genesi del film: "Dopo ultimo Tango a Parigi sentivo di poter fare quello che volevo, e allora mi buttai in Novecento, partendo da un'idea semplice. Due bambini, che nascono lo stesso giorno all'inizio del '900, a pochi metri di distanza, uno nella casa dei padroni e uno nella casa dei contadini. Il film ne racconta la vita fino al 25 aprile del '45". A Bertolucci piaceva molto ''l'idea del contrasto, portare attori di Hollywood, come è successo, a lavorare insieme a contadini veri della Bassa, che sono il motivo per cui ho fatto il film. Volevo ricordare che i nostri nonni e i nostri bisnonni avevano lavorato la terra su cui avevano camminato". Bertolucci spiega anche che in quel periodo sentiva "una grande fiducia in ciò che avevo intorno e in me stesso, niente avrebbe potuto fermarmi". Dall'idea dell'immensa bandiera rossa, al processo al padrone, con i coautori della sceneggiatura, Kim Arcalli e Giuseppe Bertolucci "c'eravamo avvolti nel Pci come i contadini si avvolgevano nei tabarri nella nostra Bassa... ma c'eravamo sbagliati". E proprio al fratello (scomparso nel 2012), il regista, ha dedicato, con emozione la proiezione di oggi.
Per Novecento, ha aggiunto Depardieu, "sono nato come contadino e sono fiero di essere rimasto tale. Dell'Italia mi piace tutto, il cibo, le donne, la bellezza di tutto il Paese. Di politica non parlo, perché è una merda terribile dappertutto, tranne che in Russia e a Dubai". Quando l'attore è arrivato per Novecento, "avevo 20 anni e non parlavo una parola d'italiano, ma mi capivano lo stesso tutti, ha ricordato Depardieu, sottolineando di avere "il cuore italiano". Per le riprese "siamo stati tutti insieme nello stesso albergo per 13 mesi. Un giorno avevamo sul set 3000 maiali, c'era una puzza terribile". Il lavoro di restauro, realizzato da 20th Century Fox, Paramount Pictures, Istituto Luce-Cinecittà e Cineteca di Bologna, con la collaborazione di Alberto Grimaldi e il sostegno di Massimo Sordella, presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata "è durato anni - ha spiegato il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli - era molto complesso soprattutto per gli oltre 700 tagli che c'erano sulla pellicola, erano ferite da sanare". Una decina di giorni fa "siamo andati da Bernardo per fargli controllare questa versione, che come d'abitudine in questi casi, era senza audio. Lui allora ci ha improvvisato molte battute e anche alcuni passaggi musicali. E' stata un'esperienza straordinaria, anche se la cosa più emozionante è stata vedere la sua felicità".
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