Il Partito comunista
italiano porta a casa un'assoluzione netta nel tradizionale
'Processo del 10 agosto' a San Mauro Pascoli organizzato da
Sammauroindustria. Il responso popolare dei partecipanti per
alzata di paletta a Villa Torlonia parla di 376 voti per
l'assoluzione e 95 per la condanna. E al presidente del
Tribunale Miro Gori non è restato che prenderne atto e
confermare "l'assoluzione con formula piena del Pci".
L'accusatore Giuseppe Chicchi, ex parlamentare ed ex sindaco
di Rimini, nel suo intervento ha criticato in particolare la
dipendenza da Mosca: "Il Pci - ha spiegato - ha avuto un
rapporto subalterno all'Urss e non ha avuto il coraggio di
rompere quando in tante circostanza era possibile farlo",
"Berlinguer intuì i limiti di tutto ciò ma fu tardivo nella sua
azione. L'emblema di tutto è il 1989: crollano i regimi
comunisti e crolla di conseguenza anche il Pci che perde la sua
identità. Il cambio di nome di Occhetto non fu altro che la
rappresentazione della fragilità del comunismo in Italia".
La politologa Nadia Urbinati ha impostato la difesa sulla
"centralità del Pci nella costruzione ed estensione della
democrazia in Italia". E sul rapporto con Mosca: "È vero che ci
fu dipendenza ma anche tensione altissima con Berlinguer. Nel
Congresso del Pcus nel 1976 il segretario del Pci ribadì la
centralità di valori come democrazia e pluralismo, e questo
provocò gravi scontri". Sul ruolo del Pci nella società italiana
ha posto l'accento la docente della Columbia University. "Il Pci
si muove su un doppio binario: la creazione di un partito
organizzato e radicato nella società; essere l'asse portante
della nascente democrazia attraverso un patto costituente. Il
partito fa un'attenta lettura della sconfitta del fascismo e si
muove in questa doppia direzione". Da qui l'appello al voto: "Il
Pci deve essere assolto per la sua funzione fondativa della
democrazia e per la formazione di cittadini capaci di costruire
una società a misura d'uomo".
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